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Cambiare lavoro a ’40 anni: l’idea ti attrae ma ti manda in panico?

cambiare lavoro e vita

Le lancette dell’orologio biologico non si fermano mai, a volte ci si trova alla soglia dei’40anni senza quasi accorgersi.

È un’età in cui si iniziano a fare bilanci, da una parte ciò che abbiamo ottenuto e dall’altra quello che invece non abbiamo potuto o saputo realizzare.

Ma dentro c’è una spinta che a volte sussurra sottovoce, altre volte invece, grida in modo inequivocabile:

-CAMBIA QUALCOSA DELLA TUA VITA, RINNOVATI!

Quanto siamo addestrati ai cambiamenti?

Mediamente poco, almeno nel Bel paese.

Il mantra, almeno per quanto riguarda il mondo del lavoro è ancora legato alla frase “trovati un posto sicuro e un lavoro VERO e rispettabile”.

Tutti quei lavori un po’ particolari qui da noi sono ancora visti come dei capricci o degli Hobbies da coltivare unicamente nei piccoli ritagli di tempo che la vita ordinaria concede.

A volte però succede che la spinta dentro è molto forte, come è successo a me, talmente forte che non ho potuto ignorarla.

Da un giorno all’altro un attacco di panico al lavoro ha decretato l’inizio di una presa di coscienza profonda che mi ha spinta a scegliere finalmente di percorrere la strada che non avevo il coraggio di intraprendere.

Lo sapevo perfettamente dentro di me, tuttavia i “se e ma” dentro la mia testa avevano la meglio. Non volevo ammettere con me stessa che davvero era giunto il tempo per me di sperimentare qualcosa di nuovo.

Messa al tappeto dalla vita mi sono dovuta confrontare con la realtà delle mie paure rispetto al cambiamento.

I pensieri tipici che affollavano la mia mente erano più o meno questi: Se lascio questo lavoro come farò a mantenermi? Non sono abbastanza brava a fare quello che vorrei fare, anche se mi piace e anche se sento che è la mia strada; e se dovessi fallire con che faccia mi presenterei al mondo? Ridotta in questo stato, come posso pensare di essere utile a qualcuno?

Ecco, questi erano i pensieri tipici che attraversavano la mia mente allora…

La spinta al cambiamento era però molto forte e, consapevole che stavo vivendo un momento di grande passaggio esistenziale mi decisi a chiedere aiuto ad un professionista che mi potesse aiutare a superare più efficacemente la fase che stavo attraversando.

Fatta questa prima scelta e iniziato un percorso di accompagnamento creai un piano di azione utile a emergere dalle acque gelide in cui sentivo di essere in ammollo.

Feci così:

  • evitai accuratamente di parlarne con chicchessia, le persone che mediamente mi transitavano attorno, sebbene con le migliori intenzioni, non avevano gli strumenti per comprendere quello che mi stava accadendo. Scelsi accuratamente di condividere il mio sentire con poche persone. Ero consapevole che se ne avessi parlato a 100, ognuna avrebbe detto la sua confondendo ulteriormente le mie idee. Avevo piuttosto bisogno di imparare ad ascoltare me stessa.
  • l’impegno maggiore era dedicato alla gestione emotiva di quello che si muoveva dentro di me. Mi prendevo spazi durante la giornata per stare in ascolto di quello che si agitava dentro, fossero paure, ansia, senso di vuoto, confusione o qualunque altra cosa si potesse presentare. Stavo in ascolto.
  • mi presi cura del mio corpo, dimagrito a oltranza per lo stress vissuto. Sapevo che avevo necessità di occuparmi di me e così feci, iniziando a nutrirmi in maniera più equilibrata.
  •  decisi anche di dare sostegno alle emozioni che si presentavano con rimedi omeopatici o essenze di fiori. Contattai un esperta e mi feci consigliare cosa fosse meglio per me.

Inutile dire che è stato un processo che ha richiesto del tempo, pazienza e costanza. Ma alla fine sono qui che scrivo, sono passati anni ormai e quell’esperienza così densa e intensa è adesso una competenza. So come ci si può sentire…

Scrivo questo lo rivolgo a tutte quelle persone che hanno paura di attraversare quel fiume, che temono l’ignoto che c’è dall’altra parte. Anche se per qualcuno è SOLO cambiare lavoro, sappiamo che non è proprio così: è incontrare delle fragilità, delle convinzioni che ci limitano, delle paure, superare dei condizionamenti, è assumersi delle responsabilità che ci sembrano troppo grandi…

A volte da soli può essere difficile, ma con i giusti strumenti tutto può essere gestito con maggiore facilità.

I cinque punti che ho descritto sopra potrebbero sembrare banali ad una prima analisi, ma in realtà sono il fondamento di una gestione responsabile di quanto accade al nostro corpo fisico- mentale ed emotivo quando viviamo fasi della vita a cui non siamo preparati e che ci disorientano.

Fondamentalmente abbiamo la necessità di imparare a gestire la paura che, quando ci attanaglia ci tiene bloccati nei meccanismi del cervello limbico. Da quella posizione possiamo solo re-agire e non agire per il nostro meglio.

Serve lucidità per compiere le giuste azioni, serve presenza a se stessi per scegliere qualcosa che in fondo al cuore sappiamo che è giusta, ma che spesso non piace alla nostra mente; serve un corpo sostenuto dall’energia di un cibo preparato con cura, serve respirare a lungo e a fondo per portare calma nelle acque agitate.