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I corsi e ricorsi della vita

corsi e ricorsi della vita

E lo sai, intimamente una vocina ti dice di non farlo, eppure qualcosa ti spinge ripeterlo di nuovo. Si chiama coazione a ripetere. Fa parte di uno schema, di un copione, di un meccanismo che ti spinge nonostante sia deleterio per te, a ripetere una determinata azione, un pensiero, un atteggiamento, un tipo di risposta.

A volte te ne rendi conto, ne sei in parte o del tutto consapevole, ed è già qualcosa, altre volte nemmeno te ne accorgi e subisci le conseguenze dirette e indirette di questa “cosa” che, detto fra noi, quando te ne rendi conto, ti fa davvero incazzare.

Eppure lei è lì, quella cosa, sempre pronta a frapporsi fra la tua volontà che questa volta le cose vadano in maniera diversa e la ripetizione.

 

È frustrante, avvilente, deprimente, distruttiva, eppure sei chiamata ad andare ancora lì, e ci vai. Perché?

 

Quando qualcosa nella tua vita seguita a ripetersi è perché devi imparare qualcosa. Come quando si va a scuola, non passi alla classe successiva finché non hai appreso sufficientemente ciò che devi sapere nella classe che frequenti. Se vuoi sapere a che punto ti trovi nella tua evoluzione ti sarà sufficiente osservare cosa ti accade in modo ricorrente: una carta tornasole impeccabile e precisa.

 

Il processo è sapientemente descritto dall’artista Portia Nelson in questa poesia.

 

I

Cammino per la strada.

C’è una profonda buca nel marciapiede.

Ci cado.

Sono persa…Sono impotente.

Non è colpa mia.

Ci vorrà un’eternità per trovare come uscirne.

II

Cammino per la stessa strada.

C’è una profonda buca nel marciapiede.

Fingo di non vederla.

Ci ricado.

Non riesco a credere di essere nello stesso posto.

Ma non è colpa mia.

Ci vuole ancora molto tempo per uscirne.

III

Cammino per la strada.

C’è una profonda buca nel marciapiede.

Vedo che c’è.

Ci cado ancora… è un’abitudine.

I miei occhi sono aperti.

So dove sono.

E’ colpa mia.

Ne esco immediatamente.

IV

Cammino per la strada.

C’è una profonda buca nel marciapiede.

La aggiro.

V

Cammino per un’altra strada.

 

Portia Nelson

 

 

Compiere questo processo non è sempre facile e dipende da molti fattori:

  se ti rendi conto oppure no che stai ripetendo;

 da quanto profondo è il solco che la ripetizione ha creato;

 dal vantaggio paradossale che la ripetizione ti fornisce;

 da quanta voglia hai davvero di uscirne;

 dal saper coltivare un’identità più sana fuori da quello schema.

 

Vediamo adesso uno ad uno i punti elencati sopra

Ti rendi conto o no che stai ripetendo?

Quando continui a tirati martellate su un dito e non te ne rendi conto risulta assai arduo non farlo. In questo caso l’unica cosa che sperimenti è la conseguenza di quel tuo dato agire, pensare, percepire. In questo caso senti solo che stai male, che il dito ti duole, ma non sai perché, non vedi il martello. Difficilmente in questo caso, a meno che tu abbia qualcuno davvero amorevole intorno che ti fa notare che esiste e che ti sta massacrando il dito. Spesso però in questo caso guardi il dito, senti che ti fa male, non vedi il martello e rispondi che non è vero, il martello non esiste. Se succede sei destinata a ripetere la martellata almeno finché non inizi a vedere il martello.

Quanto profondo è il solco che la ripetizione ha creato?

Il cervello umano apprende tramite due modalità: velocemente attraverso esperienze molto intense, sia positive che negative, e attraverso la ripetizione di esperienze magari piccole ma durature nel tempo, sia positive che negative. Se hai appreso, ad esempio attraverso una data esperienza scioccante e intensa che tirarti una martellata sul dito ti ha salvato da una possibile decapitazione (esperienza forte e scioccante), allora il tuo sistema cancella l’esperienza (perché appunto è scioccante) ma mantiene viva in te la risposta. Nel secondo caso, se ti è capitato che ogni volta che ti tiravi una martellata sul dito quando eri piccola qualcuno veniva da te a coccolarti, hai appreso che per ricevere amore ti devi prendere a martellate il dito. Anche in questo caso quasi sempre dimentichi perché hai incominciato, l’esperienza della mancanza di amore ti avrebbe distrutto.

Quale vantaggio paradossale ti fornisce la ripetizione?

Il vantaggio paradossale è un meccanismo in cui qualcosa che sembra per l’appunto assurdo, come farsi del male, rivela una qualche forma di beneficio: piuttosto di quel niente che avresti ricevuto, meglio la martellata. Ti fa male, ma almeno la conosci, ti è familiare e hai l’illusione di ricevere quel qualcosa, anche se in realtà non lo ricevi mai. Infatti è un tentativo che non ti porta mai appagamento ma solo dolore e sofferenza.

Quanta voglia hai di uscirne?

Poniti seriamente la domanda, a meno che tu non sia al punto 1 (non ti rendi conto). Hai davvero voglia di uscirne oppure il punto 3 (vantaggio paradossale) ha ancora un’attrattiva molto forte per te? Chiediti se in fondo in fondo c’è una parte di te che dentro quel dolore e quella ripetizione se la sta godendo alla grande, alla faccia tua. Non disperare se ti trovi qui, ma se lo sei hai bisogno di diventarne pienamente consapevole. Almeno parti da un punto di profonda verità. È sempre meglio che prenderti in giro da sola.

Sai coltivare un’identità più sana fuori da quello schema?

Esisteresti ancora oppure temi che senza quella dentro di te non ci sia più nessuno?

Questa domande sono importanti, anche se sembrano strane. Quando agisci un copione, un comportamento, uno schema per molto tempo, questo, se è molto consistente, può sostituirsi a te, prendendo il posto della tua reale identità  Quando tu ti identifichi in quella piccola cosa che credi sia tutta te, riduci te stessa ad un solo frammento, manchi di riconoscere la grandezza che ti appartiene.

Coltivare la tua luce interiore, la tua anima, il tuo giardino contenente fiori dai mille petali, è davvero fondamentale, è come imparare a rinunciare alla martellata e rendersi disponibili a ricevere una carezza. Bello vero? Si ma finché non assapori per la prima volta quella carezza e non coltivi la gioia del riceverla non saprai mai cosa significa. Solo tu puoi darti l’opportunità e il permesso di sperimentarlo.

Si possono correggere questi schemi?

Sono anche schemi energetici?

Il responso è affermativo per entrambe le domande.

La riposta al primo quesito e che sono certamente correggibili, alcuni con estrema facilità, altri con maggiore impegno, anche se in realtà piccolo o grande che sia non fa differenza. Quando cambia la frequenza interiore si può dissolvere nello stesso tempo un Iceberg o un cubetto di ghiaccio. I processi evolutivi umani non possono essere né catalogati né generalizzati, siamo esseri unici e complessi, ciò che per qualcuno rappresenta un confine invalicabile per un’altra persona non lo è.

La complessità degli elementi e dei i fattori che intervengono nell’evoluzione umana sono tali e tanti che il processo di conoscenza di un individuo è solamente una approssimazione. Senza contare i tanti fattori di eventuale disequilibrio energetico che possono interferire e che vanno ad appesantire e rallentarne gli sviluppi.

 

Dal mio canto per sostenere questi processi ho creato un percorso multidisciplinare che prevede varie tecniche, sia per dare un sostegno energetico nelle fasi di cambiamento, che un accompagnamento graduale che ti porta a disinnescare il meccanismo di ripetizione dello schema.

Ho potuto constatare che il sostegno dato attraverso l’ascolto, l’attivazione della creatività, la meditazione e  le visualizzazioni guidate, la scrittura creativa, le pratiche di respiro e l’utilizzo di uno strumento tecnologico innovativo e molto potente, mi forniscono tutte quelle discriminanti che fanno davvero differenza nel promuovere lo sviluppo armonico di risposte più adeguate.

La parte principale però è la tua, quando ti assumi per davvero la piena responsabilità (abilità a rispondere) rispetto agli accadimenti della tua vita, quest’ultima cambia in meglio.

Se stai bene dentro al povera me nessuno potrà tirati fuori, perché per uscire dalle sabbie mobili devi almeno allungare una mano

A te la scelta.