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Il pettegolezzo

pettegolezzo

Introduco questo articolo attraverso un post che ho scritto un paio di anni fa.

Il pettegolezzo è altamente tossico, sia per chi lo pratica sia per chi lo ascolta.
Non contiene che piccoli frammenti di verità che sono filtrati dalle distorsioni mentali di chi lo produce, a volte neppure quelli. La sua energia è altamente distruttiva.
Ogni volta che parliamo male di qualcuno non facciamo altro che occuparci di cose non nostre. Esistono tre tipi di affari: gli affari nostri, gli affari degli altri, gli affari di Dio. Appunto solo i nostri ci riguardano, e se avessimo la capacità di occuparci interamente di quello che riguarda noi stessi, non solo alla fine faremo soffrire di meno chi ci sta vicino, ma avremo anche la grandiosa possibilità di evolverci maggiormente.
Stare sui nostri affari non significa disinteressarsi degli altri, dei loro problemi o difficoltà, ma fondamentalmente significa provare a non giudicare situazioni e persone tenendo presente che gli elementi che si conoscono, sia delle situazioni che delle persone, sono sempre e comunque piccole gocce nella vastità oceanica che compone gli esseri umani e il loro funzionamento.Può essere che in una situazione ci venga chiesto un parere, certo possiamo darlo, ma cerchiamo di essere morigerati precisando che è il nostro personale punto di vista. Già questo ci sposta da una presunta verità assoluta a una delle tante possibili esistenti. Inoltre, questo atteggiamento ci rende flessibili, aperti e possibilisti nei confronti degli altri.
Ritornando al nostro posto, a noi, possiamo smascherare con più facilità le nostre proiezioni, le nostre distorsioni, i nostri limiti.
Il pettegolezzo nuoce gravemente alla salute.
Tutto quello che fai ritorna a te amplificato di 1000 volte.

 

Come mai il pettegolezzo è così diffuso e perché è così difficile non caderci?

Il pettegolezzo fa parte di secoli di storia di un errato modo di osservare se stessi e di comunicare di una grande parte dell’umanità.

Credo che il tema centrale del perché sia così diffuso riguardi una epidemica ignoranza rispetto a se stessi, ai propri meccanismi di -dis-funzionamento interiore, e alle proiezioni che facciamo fuori di noi.

Cerco di spiegarmi meglio. Quando spettegoliamo su una persona quasi sempre il contenuto riguarda delle critiche, aperte o sottese inerenti al soggetto del pettegolezzo, in questo modo, non solo emettiamo un giudizio sulla persona, ma presumiamo di essere migliori di lei.

Questo meccanismo è un abile tranello del nostro ego condizionato per spostare le mancanze che percepiamo dentro di noi imputandole alla persona oggetto delle nostre maldicenze.

Se osserviamo attentamente, esiste una parte di noi, a volte più visibile, altre maggiormente nascosta, che nel pettegolezzo sguazza, si gongola e gode. Quella parte è un giudice interno presente in ognuno che sposta la critica da dentro a fuori dell’individuo. Probabilmente l’autocritica sarebbe pesante da tollerare, allora nulla è più funzionale che trovare un colpevole fuori di sé, in modo da evitare di sentire la pressione dell’auto-giudizio.

Il pettegolezzo è subdolo, innesca delle potenti energie di aggregazione e quando si innesca diventa difficile domarlo. Si assiste spesso, specie nei posti di lavoro, alla diffusione di gruppi di persone particolarmente dediti a parlare male degli altri o a esprimersi su situazioni che non li riguardano per niente. Ogni volta che si cade nel pettegolezzo si erode un pezzo di consapevolezza individuale poiché si è spinti a considerare il proprio punto di vista come l’unico giusto e vero, dimenticandosi che nella stragrande maggioranza dei casi conosciamo una piccola porzione dei fatti e della persona vittima dei nostri giudizi.

Il pettegolezzo è un giudizio, e più giudichiamo più abbiamo paura di essere giudicati, attirando così persone che tendono a fare altrettanto e innescando un pericoloso circuito che rischia di crearci non pochi guai e sofferenze.

Un’altra caratteristica del pettegolezzo è che quasi mai la persona oggetto delle nostre parole è presente, non abbiamo bisogno, coraggio né voglia di un contraddittorio, anzi nuocerebbe ai nostri intenti, perché spesso e volentieri smonterebbe le nostre supposizioni.

 

Ma allora non è più possibile esprimere una nostra opinione su un fatto o su una persona?

Opinioni e consigli sono sacrosanti ove richiesti dal diretto interessato, anche se vanno elargiti con cautela e senso di profondo rispetto nei confronti di chi li chiede. Non siamo tuttavia tenuti a darli, soprattutto quando non abbiamo sufficienti elementi per poter valutare in modo complessivo la situazione o la persona.

Il pettegolezzo invece, per sua natura non ha bisogno di tutti questi elementi, in quanto le valutazioni sono puramente arbitrarie ed espresse senza reali parametri di riferimento che non siano le nostre credenze o pregiudizi personali.

La richiesta di un consiglio o di un’opinione da parte di una persona è una cosa seria, in quel momento si sta affidando a noi ed è quindi importante agire con estrema onestà. Non credo che a nessuno di noi verrebbe in mente di eseguire un intervento di chirurgia  senza aver acquisito le necessarie competenze, eppure ci sentiamo autorizzati a dispensare consigli o giudizi sulle più disparate situazioni senza aver conosciuto o sperimentato ciò per cui esprimiamo a polmoni pieni e voce alta.

A volte un umile “non ne so abbastanza per esprimermi” è l’atto di più grande maturità interiore che possiamo compiere, aiutando anche chi è vicino a noi a fare delle riflessioni in merito.

 

Quali sono gli effetti del pettegolezzo?

Ci sono vari effetti che il pettegolezzo produce, il denominatore comune è che tutti giocano a nostro svantaggio. Vediamo quali sono:

  • Più guardiamo fuori – ciarlando – meno siamo in grado di osservare noi stessi. Questo comporta un blocco nello sviluppo della nostra consapevolezza individuale.
  • Il pettegolezzo ci espone a nostra volta di esserne vittima prima o poi, tutto ciò che fai e dai, sei destinato a riceverlo.
  • Il pettegolezzo produce spesso conflitti, specie nell’ambiente lavorativo, e questo è deleterio per il benessere individuale – non dimentichiamo che più di 1/3 della giornata è trascorso al lavoro.
  • Il pettegolezzo mantiene in uno stato di ignoranza e addormentamento impedendo di osservare orizzonti più ampi rispetto a quelli che pensiamo essere veri e giusti.
  • Il pettegolezzo ci allontana dall’amore e ci avvicina alla paura, all’odio e alla diffidenza.
  • Il pettegolezzo è una lama affilata che ferisce sia chi lo fa che chi lo subisce

Sta sempre ad ognuno di noi scegliere se restare attaccato a questa forma distorta di pensiero e comunicazione, oppure se scegliere di andare oltre.

Ci sono orizzonti molto più costruttivi e felici oltre questa modalità, sceglierli è saggezza.

 

Dal film IL DUBBIO: Un giorno una donna spettegolava con un’amica di un uomo che a malapena conosceva… so che nessuno di voi l’ha mai fatto. Quella notte fece un sogno. Un’enorme mano apparve su di lei, e le puntò il dito contro. La donna immediatamente fu sopraffatta da un opprimente senso di colpa. Il giorno seguente andò a confessarsi, da un anziano prete della parrocchia, Padre O’Rourke al quale raccontò tutto. “Il pettegolezzo è peccato?”, chiese al vecchio prete. “Era la mano di Dio onnipotente che puntava il dito contro di me? Le devo chiedere l’assoluzione padre? Mi dica, ho commesso peccato?”. “Si”, le rispose Padre O’Rourke, “si, donna ignorante e male allevata, hai detto falsità sul conto di un tuo simile, hai messo a repentaglio la sua reputazione, dal profondo del cuore te ne dovresti vergognare”. Allora, la donna disse di essere pentita, e chiese il perdono. “Non avere fretta”, disse O’Rourke, “va a casa tua prima, prendi un bel cuscino e portalo su tetto, squarcialo bene con un coltello, e poi ritorna da me”. Così la donna andò a casa, prese un cuscino dal letto, un coltello in cucina, salì sul tetto dalla scala antincendio, e squarciò il guanciale. Tornò poi dal vecchio prete come lui le aveva detto. “Hai squarciato il cuscino con il coltello?” Chiese lui. “Si padre”. “E il risultato qual è stato?” “Piume”, disse lei. “Piume”, fece eco il prete. “Piume dappertutto, padre”. “Ora, voglio che tu torni a casa, a raccogliere una per una tutte le piume volate via col vento”. “Beh”, rispose la donna, “non è possibile, non so dove siano finite, il vento le ha portate chissà dove”. “E questo è”, disse Padre O’Rourke, “IL PETTEGOLEZZO!”

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