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Incontro-racconto con la vergogna

vergogna

C’è una biblioteca dentro ognuno di noi, nella quale ci sono tutti i libri scritti della nostra vita. Li abbiamo scritti noi attraverso le nostre esperienze. A custodire la biblioteca si trova  una bibliotecaria molto bella, imponente, dai lunghi capelli biondi.

Un giorno decido di farle visita e mi trovo in un ambiente bellissimo. È un’ampia sala dalle grandi vetrate dove entra una luce calda e penetrante. le finestre sono grandi, i leggeri tendaggi fanno trasparire molta luce. La stanza è ovale con alti e grandi scaffali di legno finemente lavorato che ricopre tutte le pareti fino al soffitto. Ci sono migliaia di libri, scorro le mani lentamente e noto che l’autore è sempre lo stesso: sono io. 

Incuriosita mi avvicino a un piccolo tavolino rotondo, li si trova un campanello  e al suo fianco un libro molto grande, attratta accarezzo le sua pagine ingiallite dal tempo, i caratteri con cui è scritto sono eleganti, è scritto tutto a mano.

Suono il campanello e improvvisamente compare dinanzi a me una bibliotecaria. La sua figura è imponente: è alta, bionda, i suoi occhi sono chiari e luminosi come il cielo. Non riesco a darle un’età, è una donna senza tempo. Mi osserva e mi sorride, chiedendomi il motivo della mia visita.

Le rispondo che non lo so precisamente, c’è stata una forza che mi ha condotta in quel posto, mi è come apparsa all’improvviso. Lei sorride sorniona, come se sapesse esattamente come e perché mi trovassi lì. Mi chiede di seguirla e mi dice che mi porterà dalla mia bambina, da quella che è ancora la bambina che vive e abita dentro di me. Mi spiega che lei, la bambina, ha una cosa da mostrarmi e che se sono giunta fino a lì è arrivato il momento di conoscere quel certo contenuto.

Attraversiamo insieme la stanza luminosa e arriviamo in un ambiente più piccolo, le pareti sono più basse e sempre cariche di vecchi volumi. C’è una sola finestra da cui entra una una luce più tenue rispetto alla stanza precedente. Al centro della stanza vi è un leggio su cui è appoggiato un volume aperto in una pagina. La bibliotecaria mi guarda dicendomi che tutto ciò che sto cercando in questo momento si trova scritto lì.

Nella pagina aperta c’è scritto: La creatività è prigioniera della vergogna. 

Parola d’ordine: perdono. 

Sotto inizia un racconto…

Ascolta la mia voce, sono la vergogna. Sono stata nascosta molto tempo, ho sentito tanto giudizio nei miei confronti e avevo paura.

Io so che tu mi detesti o quanto meno che mi hai detestata.

Io sono colei che ti ha fatta arrossire quando commettevi un errore, quella che ti faceva sudare le mani, quella che ti faceva dimenticare le cose quando quando andavi a scuola e gli insegnanti ti interrogavano, quella che che ti saliva alla testa per i rimproveri e le prese in giro di tuo padre, quella che ti faceva pensare di non essere abbastanza bella o brava per meritare ciò che desideravi, quella che ti faceva credere che “gli altri” sono sempre meglio di te, quella che scatenava le tue invidie, la rabbia che provavi, ero e sono io.

Tu non volevi che fossi presente, avresti voluto farmi sparire. Sono sempre stata una presenza scomoda ma costante nella tua vita. Non hai mai voluto ascoltarmi, ma io ero e sono una parte molto importante di te e per te. 

Per questo in tutti questi anni ho bussato intensamente alla tua porta. L’ho fatto perché dentro alla stanza in cui tu mi hai chiusa, vedevo, sentivo e sapevo della presenza di un’altra preziosa alleata per te, molto preziosa: la creatività.

Io non ti odio, non ti voglio male, non sono qui e non esisto per farti male, ma questo è il mio ruolo. 

Ti dicevo che assieme a me si trova la tua alleata, la creatività, quella che tu hai cercato, che hai creduto di avere perso, e che invece è rimasta chiusa tutto questo tempo in esilio con me.

Tutto il mio bussare era ed è orientato ad attirare la tua attenzione affinché tu aprissi la porta e mi ascoltassi. Liberando e ascoltando me, ascolti e liberi anche lei. Io sono tua sorella, tua complice, ho sentito la tua sofferenza per l’assenza della tua più grande complice verso la realizzazione.

Lascia che io esprima il mio dolore, lascia che le mie lacrime scendano libere per lavare l’onta delle umiliazioni affinché giunga il perdono. Per-donare per me è donarti ciò che più desideri: realizzare te stessa e la tua individualità.

Io sono diventata un mostro per la mancanza di ascolto e mi dispiace, ma io, nella mia essenza, non sono così. Ero sola, spaventata e preoccupata per te. Non ho mai perso la speranza che tu mi aprissi, ecco perché ho bussato con insistenza per tutta la tua vita.

Se tu mi lasci esistere io sarò tua alleata assieme alla creatività. Sarò quella luce attenta affinché tu sia morigerata e puntuale nella tua manifestazione creativa. Con me al tuo fianco tu non sarai perdente, sarai attenta a manifestarti fino al tuo giusto limite. Io e la creatività in questi anni abbiamo convissuto e abbiamo imparato a conoscerci. Conosciamo l’una i limiti dell’altra, le nostre qualità e i rispettivi ritmi e bisogni.

È giunto il tempo che tu esca dal tuo bozzolo e manifesti la tua grazia, il mondo sta aspettando che la tua unicità sia manifesta e che tu dia il tuo contributo, per questo hai preso dimora nel corpo che ti ospita e per questo hai vissuto le esperienze che la vita ti ha offerto. Non sono state punizioni, ma modalità attraverso le quali potevi conoscere e incontrare la molteplicità e la complessità umana.

Ora vai, hai fatto esperienza, liberandomi avrai accesso a un’infinità di risorse e capacità che non credevi  di possedere, potrai incontrare, conoscere e integrare anche altri aspetti delle molteplicità che ti abitano. Sei qui per questo, non dimenticare.


In silenzioso ossequio osservo l’immagine di una Fenice di fuoco che dall’ingiallita pagina mi osserva, interpreto il suo sguardo come un invito a morire e rinascere a me stessa con un nuovo fuoco interiore, fatto di presa in carico della mia vita e del mio futuro con tutte le possibilità che mi può offrire.

La bibliotecaria mi osserva in silenzio, non dice nulla, mi sorride e rispetta il mio silenzio. Nell’aria un leggero profumo di incenso solletica le mie narici. In quel clima quasi surreale riattraverso la stanza e giungo nuovamente all’ingresso, sorrido, saluto con un inchino colei che mi ha accolta e guidata, richiudo la porta alle mie spalle. Fuori splende il sole, è alto e più luminoso che mai, inizio a correre per incontrarmi.

Corro e vivo.

PS: Questo articolo nasce da un’esperienza di meditazione. Se sei interessato a farla anche tu puoi accedere attraverso questo link http://bit.ly/Swadhisthana_Chakra_Creatività