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Vulnerabilità in tempi di crisi

Vulnerabilità

Le facce della vulnerabilità.

 

Cos’è la vulnerabilità? A molti di noi è stato insegnato che la vulnerabilità è qualcosa da cui fuggire, qualcosa di insano che va allontanato o represso.

Siamo figli dell’efficienza e quest’ultima sembra apparentemente andare in disaccordo con la vulnerabilità.

In realtà essere vulnerabili significa essere aperti, essere ricettivi, essere autentici. Quando osserviamo un bambino possiamo notare la sua vulnerabilità e disponibilità.

Un bambino è aperto, aspira a ricevere amore, attenzione e cure.

Un bambino è ricettivo, si accorge subito se chi è intorno a lui è autentico, se si può fidare di lui, non ha bisogno di analizzarlo perché il suo essere vulnerabile, quindi aperto, gli consente di intercettare agilmente quello che la persona che ha di fronte emana.

Un bambino piccolo è se stesso, è in contatto con le sue emozioni, le esprime e così facendo cerca di soddisfare i suoi bisogni.

Poi interviene l’educazione, che quando impropria, inibisce il piccolo alla libera espressione di una parte o della totalità del contatto con sé e l’espressività del suo sentire. Così facendo da un lato si crea un individuo apparentemente più idoneo all’efficienza, ma fortemente impoverito di qualità interiori, come la vulnerabilità, che lo lasciano orfano di aspetti importanti di sé. .

 

Quali modalità concrete possiamo attuare per attraversare più agevolmente un fiume in piena senza farci travolgere?

 

L’accesso alla vulnerabilità interiore ci permette di riconnetterci con le nostre migliori qualità, poiché diventa distruttiva solo quando è negata, solo quando si tenta di cancellarla dalla nostra vita lei ha il sopravvento su di noi.

Rimane a lavorare e ci condiziona guidando le nostre azioni senza il nostro permesso. Lo vediamo bene in questi giorni, dove tanti presunti forti, stanno crollando perché non in grado di reggere interiormente le prove di questo momento storico.

Per riuscire ad attraversare questo fiume in piena che rischia di travolgerci è necessario fare un passo indietro e spostare l’attenzione dal mondo fuori a quello interiore.

Ricollegandoci alla nostra vulnerabilità e permettendoci di sentire le emozioni che questa accompagna abbiamo la grande opportunità di non rifiutarle più, di non negare la loro esistenza osservandole da un’angolazione privilegiata che si chiama PRESENZA.

Se infatti, il rischio della negazione è di non vedere la massa di acqua che arriva – e quindi travolge all’improvviso – lo sviluppo della presenza dona l’opportunità di ricavare uno spazio nel quale guardare da un posto più sicuro, come se potessimo osservare il fiume in piena da un’alta sponda invece che dà dentro le acque tumultuose.

Quello che restituisce questa modalità di stare di fronte a quanto succede ci rende maggiormente abili, sia a restare in contatto di quanto accade dentro di noi, sia a vedere gli eventi esterni in modo più obiettivo e anche creativo. Inoltre, attiva la nostra capacità di Resilienza, che è l’attitudine di trasformare una situazione potenzialmente negativa in un’opportunità per imparare qualcosa di nuovo.

 

Che cosa ci possono insegnare questi giorni così caotici che stiamo vivendo?

 

Credo che questi giorni così caotici e per molti versi destabilizzanti ci stiano fornendo una grande possibilità, ma possiamo coglierla solamente coltivando attitudini interiori quali l’ascolto, la presenza e l’osservazione di quanto sta succedendo evitando di farci fagocitare dal terrore.

Il terrore è dentro il fiume, noi possiamo scegliere di sederci sulla riva e vedere chi e cosa passa, possiamo imparare e possiamo attuare delle misure di protezione molto più utili da un posto sicuro, senza contare che questa situazione ci chiede di imparare ad amare le nostre fragilità, solo così potremo accedere alla forza nascosta dietro al loro lato più oscuro.

L’oscurità non può essere vinta con la forza, non può essere vinta né annientata. La possibilità che abbiamo è di accettarla e di imparare ad amarla, solo così potrà mostrare ciò che nasconde.

Basta una piccola luce, anche una debole fiammella perché l’oscurità non sia più tale.